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16/04/2019
Perché le donne fanno (o non fanno) sport

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Non è necessario diventare campioni e campionesse o affrontare estenuanti sessioni di allenamento per rendersi conto degli effetti positivi dell’attività fisica. Chi pratica sport, anche a livello amatoriale, sa bene che il movimento fisico tra le altre cose migliora il tono dell’umore, incrementa la resistenza allo stress e contribuisce a mantenere alta l’autostima.

In sintesi chi si allena in maniera regolare sa che fare sport è un modo per prendersi cura di sé e avere una qualità della vita migliore.

Tutte queste cose le sanno bene anche le donne. Eppure incrociando le statistiche sulla pratica sportiva, emergono alcuni dati che fanno riflettere.

Il “gap” di genere c’è, ma i segnali sono incoraggianti

Le donne e lo sportNon è un segreto che esista una disparità di genere anche nello sport. In Italia praticano almeno un’attività sportiva quattro uomini su cinque e meno di tre donne su cinque. Un distacco che inizia già dai sei anni e che raggiunge i livelli più alti tra i 18 e i 44 anni, la fascia di età in cui si consolidano le abitudini e lo stile di vita.

La graduatoria degli sport praticati conferma anche che alcune discipline continuano ad essere quasi un’esclusiva degli uomini. Ad eccezione di fitness, atletica leggera, footing, jogging, danza, pallavolo, escursioni e sport acquatici che sono più diffusi tra le donne, per tutte le altre attività la quota dei maschi praticanti è superiore.

È altrettanto vero, però, che i recenti successi del calcio e del ciclismo femminile e le tante vittorie nella pallavolo e nel nuoto fanno ben sperare e raccontano una fame di sport da parte delle giovani donne che fino a qualche anno fa sembrava non esserci. Aspettiamoci quindi un salto di qualità anche grazie alla determinazione delle nostre ragazze impegnate nel Giro Rosa Iccrea.

Perché le donne praticano sport?

Probabilmente per un retaggio culturale duro a morire, per le donne lo sport non è sempre stato competizione, passione o semplice svago. Lo sport è stato e continua ad essere per la maggior parte di loro soprattutto un modo per scaricare lo stress e per prendersi cura della propria forma fisica. Lo sport diventa un modo per “vedersi” meglio.

Una differenza che ci auguriamo sparisca per dare più spazio alla passione e al talento.

Le tre barriere per le ragazze

Le associazioni che si occupano di empowerment femminile attraverso lo sport insistono sulla necessità di sostenere da subito le giovanissime nel loro percorso sportivo. L’associazione britannica “Women in sport” ad esempio elenca tre motivi che ostacolano le bambine e le ragazze nella pratica sportiva:

  • Molte ragazze hanno difficoltà ad accettare i cambiamenti del proprio corpo durante l’adolescenza e hanno paura di non essere abbastanza femminili. Mentre i ragazzi che si impegnano in un’attività sportiva sono incoraggiati e ammirati dai propri coetanei, lo stesso non succede per le ragazze. Una discriminazione figlia in parte delle immagini veicolate dai media.
  • In generale le ragazze amano la competizione sportiva e la possibilità di coltivare il proprio talento, ma non amano alcuni comportamenti tipicamente associati alla competizione. Non sopportano l’aggressività e temono la performance pubblica.
  • Purtroppo per alcuni genitori, soprattutto nei contesti economicamente svantaggiati, lo sport non è percepito come un’opportunità di sviluppo personale ma come una distrazione dallo studio. Al contrario, l’agonismo è una palestra preziosissima che allena sin da piccoli al confronto con gli altri e con se stessi. È a tutti gli effetti uno strumento di crescita.

Con lo sport si cresce

Rinunciare a praticare sport è una sconfitta. E lo è ancora di più per le donne. Molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che le donne sportive di tutte le età sono mediamente più consapevoli, si prendono cura di loro stesse e hanno più autostima perché sono abituate a mettersi alla prova e ad affrontare gli ostacoli.

Lo sport, di qualunque disciplina si tratti, è uno straordinario strumento di prevenzione ed è sempre un modo per allenarsi alla vita. Per imparare a centrare gli obiettivi (non solo medaglie) e a stare bene con se stesse.

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